Enzo Rossi-Roiss

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Testimonianze biobiblioiconografiche

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2007 LXX PRIMI E GIDUGLIATI PER ENZO ROSSI-ROISS

di Luca Colo de Fero Colferai

(Il Ridotto, settembre 2007 Venezia)

Arriva in splendida forma a settant’anni l’artista patafisico erotico, poliedrico e infaticabile, Enzo Rossi-Ròiss. I Antichi lo festeggiano aprendo in anteprima il loro circolo alla sua nuova mostra plastica “D’aprés Senifora Gidugliata” (dal 7 al 21 settembre) organizzando una cena in campo per il giorno del suo compleanno, venerdì 14
All’irrefrenabile artista, giornalista, aforista, interventista, apripista, vanno i più frenetici auguri de I Antichi, conditi dall’invidia per un’energia che nemmeno i più giovani tra noi possono sognarsi.

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Dopo ”Vulveide in laguna”, con i suoi maxidadi iconovulvati rossi e neri durante il Carnevale 2007, e la mostra internazionale “Priapeide”, inevitabilmente erotica, Enzo Rossi-Ròiss affonda nel suo polittico immaginario con un’operazione plastica e dichiaratamente patafisica. intitolala “D’aprés senifora gidugliata”. Busti di donna (e che donna e che busto!) multicolori e gidugliati, ovvero marchiati nel bonilogo (luogo eccelso e primario) con una spirale ovviamente verde in onore di Padre Ubu e del suo creatore Alfred Jarry., esposti in Campo San Maurizio.
L’artista verrà messo all’asta durante la Cena del Compleanno prevista per venerdì 14 settembre, durante l’evento intitolato appunto “Asta d’Artista”: al vincitore un’intera mezz’ora di vita di Enzo Rossi-Ròiss.
Per la presentazione dell’esposizione intitolata “D’aprés senifora gidugliata” ho scritto i testi che seguono.

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“D’aprés senifora gidugliata” è il titolo di una installazione artistica che lo scrittore e poeta Enzo Rossi-Ròiss ha realizzato per la Compagnia De Calza “I Antichi”. E’ sottotitolata “United colored breasts of Ròiss”, perché è costituita da un insieme multicolore di calchi che raffigurano seni muliebri in grandezza naturale “ideale”.La “giduglia” (gidouille!”) che contrassegna ogni calco è il logo (simbolo) della Patafisica: scienza delle soluzioni immaginarie che tutto ingloba e contiene all’infinito.Nel 1987, anno cinquantenario della propria nascita, il Rossi-Ròiss fondò e diresse ”Merdre” (antologia periodica semestrale del sapere patafisico, n.5 volumi per 892 pagine complessive).Con l’installazione “D’aprés senifora gidugliata” intende celebrare il suo 70° compleanno – venerdi 14 settembre 2007, dalle ore 17 in poi – nella sede rinnovata della Compagnia De Calza “I Antichi” a Venezia (Campo San Maurizio 2674 – San Marco 30124).Presentatore Luca Colo de Fero Colferai, autore del testo che segue pubblicato nella brochure-invito.

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Emulando e parafrasando Ramon Gomez De La Serna, scrivo che Enzo Rossi-Ròiss è un delicato iconizzatore di seni muliebri non siliconati, comprensivo e riconoscente per le piacevolezze che le sue mani senza età si concedono ogni volta che li accarezzano.
Sono numerose le donne che glieli hanno snudati perché li sfiorasse con le dita, li lusingasse con gli sguardi, li eccitasse con toccamenti labiali, li intrattenesse fantasiosamente, ne avesse cura e traducesse in parole poetiche la goduriosità generata ad libitum, sconosciuta agli uomini che li avevano e avrebbero approcciati senza i dovuti riguardi.
E’ possibile scrivere ciò, purchè non si discuta la sua capacità di toccare i seni di una donna con l’intenzione di toccarla nel profondo e d’introdurre una mano nella sua scollatura e agitarla cercando il tesoro.
Poiché ogni donna ha la possibilità di sentirsi a proprio agio con i propri seni, prescindendo dalle loro misure, accompagna a un uomo come il Rossi-Ròiss (più esatto sarebbe scrivere: accoppiata!), accarezzata come mai prima, né dopo, risulterà essere stata accarezzata da altri uomini, assaltatori di seni ciechi come talpe.
Poiché il Rossi-Ròiss tocca i seni come un musicista tocca il suo strumento durante il concerto ufficiale e li suona con mani senza età che non li derubano, ma restituiscono loro il patrimonio che meritano.
Poiché è possibile supporre il Rossi-Ròiss senifago mai brusco quando tocca i seni delle donne, né approssimativo o precipitoso quando se li gode, accarezzandoli con mani alle quali non si addice la stanchezza che ferma anzitempo altre mani.
Scrivo ciò emulando e parafrasando Ramon Gomez De La Serna nel ruolo di senilogo.

2006 – ROISSEIDE

di Piergiuseppe De Matteis

(in Cartapesteide)

Enzo Rossi-Ròiss è nato primogenito a Novoli distante 10 km da Lecce il 14 settembre 1937 in via San Giuseppe. Fu battezzato con i nomi Vincenzo e Antonio. Il primo nome per desiderio del padre Giuseppe (1908-1983), nato terzogenito a Barletta nel 1908 da Vincenzo Rossi funzionario dell’azienda ferroviaria dell’epoca, morto quarantaseienne a Barletta il 21 febbraio 1915, dopo essere nato a Caserta parente dei Rossi famigliari del giornalista Ernesto Rossi. Il secondo nome per la devozione a Sant’Antonio da Padova della madre Rosaria Pescenata a Monteroni di Lecce (1912-2001). E’ nato, perciò, da genitori entrambi immigrati a Novoli/Lecce, senza parentela residente nello stesso luogo. Il farmacista del paese, Pietro Centonze, è stato il suo padrino e promoter: nel giorno del battesimo regalò ai genitori del futuro scrittore un anello con piccola pietra preziosa incastonata, accompagnato a un biglietto sul quale aveva scritto: “Con l’augurio che vostro figlio diventi un grand’uomo”. Il “vissuto” di Enzo Rossi-Ròiss ha avuto inizio così. Come, poi, abbia continuato a costituirsi e manifestarsi ci è noto soltanto parzialmente documentato dai reperti bio-bibliografici reperibili che commentano e illustrano l’esistenzialità e l’attività intellettuale che lo hanno formato ed evoluto, determinandolo a compiere gesta e ad esprimere opinioni che gli hanno procurato gioie e dolori, ma gli hanno anche fatto scrivere tanti testi destinati a sopravvivergli. Enzo Roissi-Ròiss ha manifestato la propria personalità e si è dato uno stile scrittòrio laico e mordace subito. Prima della sua emigrazione dal territorio salentino, in età minorile per la legislazione del suo tempo. Chi ha pensato e detto, tra i suoi conterranei coetanei, che il trascorrere del tempo e l’avvicendarsi degli eventi esistenziali lo avrebbero addomesticato “strada intellettual facendo”, riconoscano che hanno pensato e detto superficialità. In un suo libro intitolato “Cartapesteide”, è possibile leggere alcune “schede” biografanti, ordinate cronologicamente, che illustrano le gesta e le opinioni di uno scrittore e giornalista radicale con tanto sapere e tanti sapori. Farcite con testimonianze scritte e illustrazioini significative ed emblematiche (anche prestigiose!). A futura memoria della posterità che indagherà (eventualmente) per dire e scrivere più diffusamente della sua caratterialità e dei suoi libri. L’evoluzione del letterato nato aNovoli/Lecce e acculturatosi in altri e diversi territori, italiani e stranieri, risulta, così, rappresentabile delineata soltanto  da un segno grafico che significa “crescita”. Da un sommario inventario di tutto ciò che ha già pubblicato in giornali, riviste e libri vari, dopo aver conseguito nel 1959 il bacca laureato del Corso di Giornalismo presso l’Università di Urbino, Enzo Rossi-Ròiss risulta essere il più prolifico e poligrafo scrittore di ogni tempo tra i numerosi Autori nati aNovoli/Lecce. Quasi certamente perché ha trasferito la sua residenza altrove, a cominciare dal 1960, anno del suo primo matrimonio civile con una farmacista marchigiana nel territorio della Repubblica di San Marino, e dell’inizio della sua attività giornalistica a Milano, dopo aver soggiornato a lavorato alcuni mesi a Roma. Non è parente del caricaturista l
eccese ROISS (Giuseppe Rossi) nato nel 1861 e morto nel 1942, riscoperto e riproposto con una esposizione personale nella Biblioteca Provinciale da Alessandro Laporta (20 dicembre 1996- 20 gennaio1997): testi nel catalogo di Pietro Palumbo, Nicola De Simone e Amilcare Foscarini, più una nota bibliografica di Antonio Edoardo Foscarini. Né ha deciso di firmarsi “Ròiss”, a cominciare dal 1959 anno di nascita del settimanale “La Tribuna del Salento” fondato da Ennio Bonea, del quale o stato redattore titolare della rubrica “Glielo dico infaccia a…”, sapendo dell’eteronimo già adottato da un cognomato omonimo. Dal 1967 risiede stabilmente a Bologna. E’ genitore di Pietro nato nel 1961 e Rebecca nata nel 1976.

2003 – I TANTI VOLTI DI UNO SCRITTORE ENGAGE

di Vanina Priccelli

(Mythos, novembre-dicembre 2003)

Pochi grandi amori fertili, anziché tanti flirts sterili: con le donne, come con l’attività creativa. Proviene dal giornalismo che ha esercitato e continua occasionalmente a esercitare d’istinto, prescindendo dai comunicati-stampa e dalle notizie già note: per dare risposte personali ai famosi “chi-dove-come-quando-perché?”. La giuria del Premio Riccione ha giugicato meritevole dell’encomio una sua commedia in tre atti, “L’albero”, nel 1957, anno del suo arrivo a Bologna (diciannovenne), proveniente da Lecce: con all’attivo anche esperienze canore (baritono col “do” sotto le righe, allievo presso il “Tito Schipa” a Lecce) e recitative (in una cronaca de “Il Resto del Carlino”, aprile 1957, è citato come attore giovane del Teatro Minimo diretto da Renato Lelli a Bologna). I suoi libri più recenti, già acquisiti dagli amatori e persino dalla Biblioteca Universitaria Centrale di Bologna, è possibile procurarseli soltanto via internet cliccando i loro titoli: “MagniFicaMente” e “Carmina Vulvae”. Cliccando il nome del loro autore si può apprendere da Google anche altro sulle performances scrittòrie di un operatore culturale creativo straordinario, polimorfo e multiruolato. Molto di più si può apprendere, ovviamente, incontrandolo a Bologna nel suo studio in Via Senzanome (un toponimo migliore di questo non poteva esistere per la dimora del nostro personaggio!), tra i suoi libri e alcuni dipinti d’autori contemporanei: Piero  Manzoni, Lucio Fontana, Joseph Beuys, Jiri Kolar, Leon Gischia, Philip Martin, Asger Jorn, Andrè Lanskoy, qualche surrealista, i poeti visivi più noti. La sua bibliografia edita è costituita da 22 titoli, fuori catalogo e commercializzati dalle librerie antiquarie. A questi possono essere sommati i cinque volumetti (892 pp.complessive) di “Merdre”, antologia periodica del sapere patafisico fondata nel 1987, anno cinquantenario della sua nascita. Numerosi altri titoli li ha già attribuiti a libri inediti, e molti altri li concepirà ad hoc, eventualmente, per libri nei quali ha intenzione di antologizzare, accorpato per tematiche diverse, il meglio di ciò che ha disperso in giornali e riviste a partire dal 1959, anno primo dé “La Tribuna del Salento” edita a Lecce, e della conclusione dei suoi studi come allievo del Corso di Giornalismo presso l’Università di Urbino. Enzo Rossi-Ròiss è un poligrafo e un pamphlettaire di razza, come hanno scritto in tanti, e la sua produzione libraria lo testimonia. In un suo epigramma si può leggere: “So quantovalgo / Di più non spendo / Al cambio sono stabile / Il prezzo per avermi è fisso”. Nel 1974 ha venduto il maggior numero di copie di un suo libro intitolato “Il delitto Murri” (Forni Editore), al quale dette seguito l’anno dopo con “L’innocenza di Tullio Murri” (SvoltaEd.). “Cartapesta & Cartapestai” (Libera Università Europea -Urbisaglia/Macerata 1983) è un testo fondamentale per i cultori della materia. “Solitario nel rifiuto” (Severgnini Ed.Milano1993) è il titolo di una sua importante raccolta poetica con testimonianze di Roberto Roversi, Elio Filippo Accrocca ed Eugenio Miccini, successiva alla raccolta d’esordio “Poemi Doping” (Urbino 1964), riedita nel 1975 con una “epistola sui poeti” introduttiva di Gianni Celati. In “Vis d’arte” (Svolta Ed.1992), con prefazione di Vincenzo Accame, ha pubblicato una raccolta di testi  scritti per cataloghi di mostre d’arte. Tutto il necessario per sapere della clamorosa “merda d’artista” e del suo facitore, lo ha pubblicato in “Il bianco-lamerda-Manzoni” (Other Ed. Bologna1979) e in “Dossier Piero Manzoni”(Svolta Ed.1991). Così come ha pubblicato tutti i “segreti” relativi a un affaire, ancora oggi rimasto insoluto, nel libro intitolato “Francis Bacon, disegnatore in Italia” (Iles Célèbes,Geneve 2001).Il Rossi-Ròiss è considerato per tutto ciò, dagli addetti ai lavori della scrittura creativa e dai bibliofili, un “Autore di nicchia”. Quasi certamente perché: “…è un poeta, anche e sempre, anche quando scrive libri che definisce pamphlets per certe affinità con Diderot, Voltaire & C., che pretende glisiano riconosciute”. (Così ha scritto Franco Piro, presentando “La Madonna col pane in mano” (Svolta Ed. 1993), altro libro sulle apparizioni mariane reperibile nella sua nicchia per bibliofili, in compagnia della “Guida pratica per chi va in galera”, con presentazione di Luca Goldoni, edita dal magazine persoli uomini “Io”, in primis e a puntate, diretto da Valerio Miroglio a Torino, su suggerimento di Adriano Spatola, e riedita a Bologna in volume (Svolta Ed.1971). Il nostro personaggio fa razza per conto suo da sempre nel mondo dell’arte e della cultura, nel senso che fa il solista e si esibisce preferibilmente in “assoli”(siano libri, mostre d’arte, periodicid’arte e cultura). Tra l’ altro ha fondato “Nucleo Arte” a Milano nel 1962 (dirigendolo fino al 1990 diversamente fogliato e provvisto di spazio espositivo) e “Svolta” a Urbino nel 1964. Solista “…per non concorrere a produrre forza, unito a singoli che sono deboli singolarmente”, com’è stato scritto. Noi condividiamo tale giudizio, predisponendoci a leggere in anteprima anche i suoi prossimi libri.

2001 – HO FIRMATO IL CONTRATTO DI BERLUSCONI

di Michele Smargiassi

(laRepubblica, 27 maggio 2001 Bologna)

“Egregio onorevole, la prendo in parola, accetto e sottoscrivo”. E con questo, da oggi, il “contratto con gli italiani” firmato unilateralmente da Silvio Berlusconi è legalmente valido. Mancava, ed è arrivata, la controfirma dell’italiano medio. Eccola. Il nome è quello del più medio degli italiani medi: il signor Rossi. “I contratti valgono solo se sono stipulati fra due parti. Berlusconi, in televisione, ha presentato una carta dove compariva solo la sua firma: quello era al massimo un impegno, una dichiarazione d’intenti. Perché fosse un vero contratto gli serviva almeno un contraente. Io mi sono offerto volentieri”, spiega EnzoRossi-Ròiss, 64 anni, critico d’arte e scrittore bolognese. Non è uno scherzo, non è un’ironia. L’idea è nata, racconta il signor Rossi, durante una cena fra amici, politici (molti del Polo) e avvocati. Questi ultimi, per l’appunto, mettevano in dubbio la correttezza della definizione di “contratto” applicata da Berlusconi al suo impegno di legislatura (cioè: non ripresentarsi alle elezioni del 2006 se non avrà mantenuto almeno quattro delle cinque grandi promesse del suo programma): “Non è un contratto se non prevede il consenso esplicito di almeno due contraenti”. “Tutto qui? Eccomi”, ha risposto generosamente il critico d’arte. E la mattina successiva, cioè ieri, si è messo in moto. Poche righe, “oggetto: accettazione contratto pubblico”, spedita seduta stante per raccomandata con regolare ricevuta di ritorno al leader del Polo, presso la Camera dei Deputati, Roma. “Dichiaro di accettare formalmente…Distinti saluti, Vincenzo Rossi”, indirizzo, data e firma. E con questo, giura il signor Rossi, il “contratto” che finora era poco più di un volantino elettorale, diventa “un atto perfettamente valido anche sotto il profilo del codice civile”. Anche se a controfirmare è solo un italiano su sessanta milioni? “Ma certo. Fra cinque anni io potrò rivolgermi a un giudice e preten
dere che le clausole siano rispettate, e se non lo saranno potrò citare in giudizio Berlusconi per inadempienze contrattuali”. Enzo Rossi-Ròiss, discendente del pensatore liberale Ernesto Rossi, Segretario Generale e Fondatore dell’Associazione Culturale Italo-Baltica (e dell’unica Associazione Dubcek nel 1978, anno decennale dell’invasione cecoslovacca e di un convegno con Jiri Pelikan e Carlo Ripa di Meana, organizzato dallo stesso Rossi-Ròiss in un teatro bolognese) non è nuovo alle eccentricità e alle provocazioni (come l’artista che gli è più congeniale, Piero Manzoni) all’età della pensione si è reinventato scrittore di libri ad alta tensione erotica dai titoli “MagniFicaMen te” o “Carmina Vulvae”. Ma giura che questa sua irruzione nel campo politico non è una performance estetica. “Ho sempre firmato e votato radicale, anche alle ultimissime politiche, al Senato ho votato Bonino. Alla Camera, invece, ho votato Berlusconi per metterlo alla prova, come tanti italiani. E proprio questo voto mi dà il diritto di sottoscrivere il contratto. Alla mia parte di obblighi scritturali ho già adempiuto. Adesso tocca al nuovo premier”. Moltia spettano con ansia di rivincita le elezioni del 2006. Il signor Rossi, per quell’anno, ha già fissato un appuntamento dall’avvocato.

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fotoritratto di Fabio Ceccato

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con Roberto Crippa a Milano nel 1962

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nello studio di Roberto Crippa a Milano, 1962

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con Lucio Fontana a Venezia nella Biennale 1964

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opera di Carlo Gajani, 1964

Ritratto di Roiss

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opera di Remo Brindisi, 1980

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opera di Silvio Crea, 1989

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a Parigi nel 1991

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opera di Lolita Timofeeva2000

Written by rossiroiss

novembre 18th, 2007 at 4:19 am