Enzo Rossi-Roiss

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ESTONIA E LETTONIA DIVERSAMENTE PRESENTI A VENEZIA

 

NELLA MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA 2008

Fra le 56 partecipazioni nazionali alla Mostra Internazionale di Architettura di Venezia (undicesima della serie, dal 14 settembre al 23 novembre 2008), l’Estonia si è data una notevole visibilità massmediatica internazionale e un gran numero di visitatori con ticket pagato, installando 70 metri (circa) del gasdotto della Gazprom in uno spazio en-plein-air dei Giardini: con tutti intorno i padiglioni storici di Francia, Inghilterra, Canada, Corea, Giappone, Germania e Russia. Il manufatto (in scala reale) intitolato “Gasitoru – Gas Pipe”, la cui installazione era stata annunciata tra le “attrazioni” sperimentali e provocatorie dell’Arsenale, si è rivelato, così, dotato di una carica simbolica pesante che è esplosa in un’area metaforica vastissima. Giudicato unanimemente: … atto di arte e architettura critiche, presa di posizione socio-politica inequivocabile degli artisti Maarja Kask, Neeme Kulm e Ralf Looke, tra ironia e senso di responsabilità, con l’intenzione di evidenziare la distonia tra tecnologia e forza della natura. Diversamente dalla Lettonia che si è data una visibilità masmmediatica autoreferenziale nazionale, destando la curiosità dei turisti in transito meno frettolosi, con un progetto di architettura d’interni realizzato da Eriks Bozis e Reinis Liepins. La creazione degli architetti lettoni, intitolata “Dust Room”, è stata realizzata nei pochi metriquadri del monovano di un ex negozio per souvenirs locato per l’occasione e contiguo a un bar nell’abitato cittadino, foderando le pareti interne con pannelli di color nero rotanti su appositi binari e sovrapponibili, illustrati da macro immagini fotografiche di polvere vista al microscopio in bianco e nero, segnalata free entrance ai passanti da una pedana nera esterna collocata sul suolo pubblico: il tutto rigorosamente in bianco e nero Un padiglione lillipuziano, perciò, e poco attraente il padiglione della Lettonia comparato alla installazione Gulliver vistosa dell’Estonia tra i padiglioni vip dei Giardini. Un manifesto d’intenti , l’installazione concepita e realizzata degli estoni svolgendo il tema sintetizzato dal titolo della mostra “Out There: Architecture Beyond Building”. Una struttura elementare, invece, la “scatola” artisticizzata dai lettoni, ignorando la struttura complessa e fantasiosa del “Castello della Luce” in costruzione a Riga, edificio molto discusso e da alcuni disprezzato, destinato a divenire nel tempo icona emblematica della Lettonia desovietizzata, commistione esemplare tra architettura, pittura e scultura: architettura liberata dai confini della scatola…come nei desideri degli organizzatori della Mostra veneziana. La Polonia è stata premiata come migliore partecipazione nazionale, lo studio Gregg Lynn Form per il miglior progetto, un promettente giovane architetto per il progetto “Elemental” del Chilean Group. Un Leone d’Oro alla carriera è stato assegnato a Frank O.Gehry, un Leone d’Oro Speciale allo storico dell’architettura James S.Ackerman. Tra i 50 progetti di studenti universitari di architettura (10 vincitori + 40 menzioni speciali), selezionati dal concorso on-line Everyville 2008 (www.everyville.labiennale.org), non risultano in concorso progetti di studenti universitari cittadini delle Repubbliche Baltiche.

Published by rossiroiss, on settembre 23rd, 2008 at 2:08 pm. Filled under: Agenda, Enzo Rossi-RòissCommenti disabilitati

DEL MARCHINGEGNO FIERISTICO-ESPOSITIVO

NOMATO FRESH VENICE CONTEMPORARY ART FAIR

Una Associazione nomata “Fresh” e allocata a Venezia ( cap 30124) in una casella postale (719) San Marco 5554, ha concepito un marchingegno fieristico-espositivo nomato Fresh Venice Contemporary Art Fair ed ha cominciato ad azionarlo nel mese di maggio 2008 per riempire le camere dell’Hotel Monaco & Grand Canal di opere d’arte con galleristi badanti e mercanteggianti al seguito, durante i giorni 12-13-14-15 marzo 2009: giorni notoriamente di bassa stagione turistica priva di eventi clamorosi, successivi al clamore del Carnevale.
Un incognito Comitato internazionale composto da rispettati professionisti del settore (presumibile turistico-alberghiero) selezioneranno gli espositori tra le domande di ammissione pervenute alla Casella Postale 719 con 100 euro non rimborsabili, se tali domande risulteranno eccedenti il numero delle camere disponibili.
Una Giuria internazionale (composta non si sa da chi!) assegnerà due importanti Premi (costituiti non si sa da che cosa!) al migliore artista presentato in fiera e al migliore allestimento.
Il Comitato organizzatore sarà in ogni circostanza e per ogni decisione l’unico “signore & padrone” che emetterà in qualunque momento giudizi insindacabili (sia positivi che negativi), di approvazione o di revoca, alieno dall’assumere responsabilità relative a eventuali indennizzi per qualsiasi danno subito da opere ed espositori, a qualsivoglia titolo o casuale (sic nelle “Condizioni di partecipazione” diffuse via internet).
Data limite per inviare la domanda di partecipazione: 30 settembre 2008.
Costo della stanza (pernottamento + colazione) euro 5.000+IVA (+ costi aggiuntivi per gli extra): 50% entro 10 giorni dal ricevimento fattura con ammissione, 50% entro il 31 gennaio 2009. Tramite bonifico bancario, perché gli organizzatori di Fresh Venice non accetteranno assegni, riservandosi di addebitare al “versante” ogni eventuale costo bancario.
Un bel marchingegno, non c’è che dire! Con l’incasso totale realizzato anticipatamente.
Sotto a chi tocca tra gli artisti (stranieri innanzitutto) privi nel CV di referenti manageriali e di una expo a Venezia, e tra i galleristi (anche questi, stranieri innanzitutto) bisognosi di esibirsi nel proprio bacino di utenza mercantile “selezionati” per Venezia location internazionale.

Published by rossiroiss, on giugno 21st, 2008 at 10:20 am. Filled under: Agenda, Diario, Enzo Rossi-RòissCommenti disabilitati

LO “SPIRITO OLIMPICO” DIPINTO DA 53 CARNEADI

PER LA CASA ITALIA DI PECHINO 2008
a cura di una Prof.ssa della Sicurezza stradale

Alleluia! Alleluia! Alleluia!
Nella Casa Italia di Pechino 2008 sarà allestita una esposizione d’arte contemporanea, intitolata “Spirito Olimpico” con 53 opere commissionate ad altrettanti artisti noti a se stessi (in gran numero), con pochi “noti” frammisti (i figli d’arte Ruggero Savinio e Francesco Casorati, in buona compagnia soltanto con Soffiantino, Nespolo, Magnolato, Bosich e Tabusso). Curatrice Renata Freccero, docente di Cultura della Sicurezza Stradale presso la SUISM di Torino, già Prof. di Storia dell’Educazione Fisica e degli Sport presso l’ISEF di Torino, con nessuna esperienza artistico-curatoriale precedente. L’8 agosto è stato scelto come giorno vernissage. Si presumono presenti alcuni dei 53 artisti (i più danarosi!), al seguito dello staf organizzativo.La curatrice Renata Freccero risulta responsabile anche della impostazione grafica del catalogo con un testo d’introduzione personale, che si accompagna a una presentazione di Gianfranco Schialvino, due brevi testi d’ufficio di Giovanni Petrucci (Presidente del Coni) e Roberto Placido (Vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte), et varia semantizzata per l’occasione, compresa una dedica “…a tutte le colleghe (della Freccero!) e in modo particolare a Rossella Frasca, Gigliola Gori, Maria Teresa Lerario, Angela Teja e Roberta Vescovi

Published by rossiroiss, on giugno 18th, 2008 at 9:36 pm. Filled under: Agenda, Enzo Rossi-RòissCommenti disabilitati

MOSTRA FATTA AD USUM CARTAPESTOLOGI & CARTAPESTOFORI LECCESI

A Lecce, in alcune sale del Museo Provinciale “S. Castromediano”, è stata inaugurata domenica 1° giugno (si concluderà il 30 agosto) l’esposizione intitolata “La scultura in cartapesta”, replica della esposizione allestita a Milano nel Museo Diocesano (15 gennaio – 30 marzo), supportata da un libro/catalogo pubblicato, in concomitanza con l’evento espositivo milanese, da Silvana Editoriale con testi di Autori Vari.
I massmedia cartacei salentini hanno notiziato l’iniziativa pubblicando rispettosamente il comunicato redatto dall’addetto stampa dell’Istituzione museale organizzatrice, con nessuna impertinenza esegetica. La subalternità scrittoria dei cronisti, zelanti trascrittori acritici del già scritto, e l’autoreferenzialità dei cartapestologi & cartapestofori esegeti casalinghi l’hanno fatta da padrone (come suol dirsi!)… spudoratamente. L’esposizione non è stata annunciata dai media web Exibart, Pressrelease, Teknemedia che l’annunciarono tempestivamente, invece, come evento espositivo milanese.
Su per li rami bassi di un albero genealogico bibliografico d’antan radicato nel territorio leccese si è collocato per scrivere il suo testo agiografico un notiziatore contingentato per conto del Quotidiano di Lecce.

Published by rossiroiss, on giugno 5th, 2008 at 11:04 am. Filled under: Agenda, Enzo Rossi-RòissCommenti disabilitati

SI REPLICA A LECCE L’ARTE DELLA CARTAPESTA GIA’ ESPOSTA

A MILANO CON OPERE MODELLATE IN TEMPI E LUOGHI DIVERSI

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Il Museo Provinciale di Lecce si appresta a inaugurare (il 30 maggio) una esposizione intitolata “L’arte della cartapesta”, replica (riassunta o ridotta) dell’esposizione allestita negli spazi del Museo Diocesano a Milano (15 gennaio 30 marzo 2008). Sarà visitata dai cartapestofili turisti in transito e dai cartapestologi & cartapestofori territorializzati nel Salento che non si sono recati a Milano a proprie spese o sponsorizzati dalle Istituzioni pubbliche. La supporterà il libro/catalogo edito da Silvana Editoriale in concomitanza con l’esposizione milanese (pp.192, testi di Autori Vari).
Finalmente (meglio tardi che mai!) a Lecce sarà detto, scritto ed esemplificato da una Istituzione museale che l’arte della cartapesta ha avuto in altri luoghi centri produttivi eccellenti e modellatori artistici (non solo artigianali) artefici di opere plastiche pregevoli, precedecessori illustri dei cartapestai salentini, modellatori in prevalenza artigianali autarchici tuttofare, oggi come ieri.
A Lecce, come a Milano, non sarà esemplificata, però, l’arte della cartapesta praticata a Bologna dal 1700 in poi dagli artefici del cosiddetto “barocchetto bolognese”, tutti illustri modellatori di sculture in terra cotta et altri materiali. Neanche con la ricognizione fotografica compiuta da Mario Rebeschini nel 1983 per una esposizione allestita nello spazio Fotografis in via Bocca di Lupo a Bologna. Oppure con la ricognizione fotografica compiuta recentemente dalla leccese Adriana Tuzzo, calpestando le orme del Rebeschini.
L’esposizione delle foto e la proiezione continua delle diapositive del Rebeschini o della Tuzzo avrebbero, così, riprodotto e illustrato, in toto o parzialmente, alcune opere modellate a Bologna e Faenza tra il 1643 e il 1930, strutturando carta (pestata e non). Tutte visibili in alcune chiese cittadine bolognesi.
Opere settecentesche modellate da Angelo Gabriello Piò (1690-1769), oppure da altri scultori del suo tempo. Con alcune opere successive modellate nella Bottega dei Graziani a Faenza: una bottega sopravvissuta fino al 1930, allocata dietro il seminario vecchio, nella quale si sono avvicendati i cartapestai cognomati Ballanti, Collina, Venè e Dal Monte.
Padre Lambertini della Chiesa/Convento di San Francesco a Bologna ha sempre sostenuto che i primi “Graziani” appresero l’arte della cartapesta da Angelo Gabriello Piò e che furono chiamati “Graziani” dalla devozione popolare, per la “grazia” delle loro Madonne.
La ricognizione fotografica avrebbe consentito, agli studiosi e agli amatori visitatori dell’esposizione leccese, di apprendere che nella Chiesa di San Martino a Bologna è visibile una statua che raffigura S. Maria Maddalena de’ Pazzi: modellata nel 1729 dal Piò, dando credito ad alcune fonti bibliografiche, oppure nel 1758, anno in cui a Bologna fu costituita una Congregazione intitolata alla Santa canonizzata nel 1669, una Congregazione che fu influente soltanto a Bologna. Consentendo anche di apprendere che nella stessa chiesa è visibile un Gesù Bambino modellato da Guglielmo Borgognoni e dipinto dal Guercino (F. Barbieri) nel 1644, in braccio a una Madonna scolpita dallo stesso Borgognoni e dipinta dal Guercino in ginocchio, come risulta in un manoscritto del 1723 di Pellegrino Antonio Orlandi, reperibile presso l’Archivio di Stato di Bologna (Fondo S. Martino 3843/3611 busta 3602, memoria attinente la chiesa, oppure manoscritto B n. 996, Archiginnasio Bibbl.).
Informandoli, inoltre, che nella chiesa San Salvatore dei Canonici Lateranensi, luogo bolognese in cui risulta sepolto il pittore Guercino, non sono visibili i santi di carta fotografati dal Rebeschini perché sono stati rimossi, escluso un crocifisso visibile in sacrestia. E che le statue modellate dai Graziani di Faenza (Sant’Antonio da Padova, San Francesco, B.V. Immacolata, Crocifisso, Gesù Bambino), fotografate nel 1983, sono ancora visibili (restaurate) nella Chiesa di San Francesco a Bologna, dove furono collocate nel 1826/1827 dai frati, dopo il loro ritorno nel convento. I documenti che le riguardano furono dispersi, probabilmente, nel 1866, allorché i frati furono scacciati dal convento.
A “L’arte della cartapesta“ che sarà esposta a Lecce, replica della esposizione milanese ridimensionata a misura degli spazi espositivi disponibili nel Museo Provinciale “S. Castromediano”, frammista tra le opere modellate con stoffa scaiolata o scaiola staffata, mancherà anche la presenza di almeno un’opera rappresentativa della statuaria sacra modellata nel 1500 nei territori veneti strutturando in appositi stampi brandelli di stoffa stratificati e resi solidi con gesso e colla.
Come il Crocifisso a grandezza naturale (per es.) visibile a Pordenone, nella cappella di San Nicolò del Duomo Concattedrale di San Marco. Un Crocifisso, apparentemente di legno intagliato policromo, realizzato nel 1500 con una tecnica seriale, antesignana della tecnica di molti cartapestai contemporanei modellatori di maschere carnevalesche e statuaria decorativa seriale, costituita dalla saldatura di due metà, fronte e retro, modellate sovrapponendo strati di gesso e colla armati con teli di lino, in due gusci vuoti da intendersi stampi negativi tratti da un modello positivo. Un Crocifisso considerato, perciò, multiplo o replica artigianale di altro Crocifisso ligneo artistico, presumibilmente del 1466, opera del maestro itinerante Giovanni Teutonico, per alcune caratteristiche formali stilisticamente affini ad altre opere plastiche dello stesso Autore.

                                                                                                                           ***
Concludo auspicando e suggerendo.
Sicuramente, a cominciare dalla bibliografia generata dall’esposizione “milanoleccese”, molti testi della pubblicistica salentina risulteranno sempre più chiacchere di cartapestologi stanziali autoreferenziali, e l’arte della cartapesta avrà nel Salento artefici più “artistici” ed esegeti meno replicanti asserviti alle Istituzioni culturali locali sponsorizzatrici.
Qualche studente della Università di Lecce si laurei durante i prossimi anni con una tesi che abbia come oggetto di studio l’arte della cartapesta, rinunciando a riassumere o (peggio!) antologizzare il già scritto e pubblicato. Una tesi realizzata svolgendo ricerche comparate anche in altri luoghi e altri ambiti (l’associazionismo, la letteratura e la pubblicistica minore occasionata da eventi locali, l’aneddotica relativa a riti e miti strapaesani, la parrocchianità, gli inventari notarili dell’oggettistica “ereditata”, etc.). Commissionando a laboratori prestigiosi le analisi tecnico-scientifiche della statuaria ritenuta “antica”, supportate da analisi chimico-stratigrafiche della policromia originaria e studi storico-critici adeguati, più rigorosi di quelli già bibliotecari.
Argomentando e documentando ulteriormente ciò che nei miei libri Cartapesta & Cartapestai (1983) e Cartapesteide (2007) risulta ipotizzato e parzialmente illustrato, per quanto può riguardare l’arrivo delle prime opere in cartapesta nel territorio salentino. In modo particolare il ruolo avuto da Benedetto Mazzotta, frate dell’Ordine dei Celestini nato a Novoli nella prima metà del 1600, professore della Università di Bologna e autore di un libro intitolato “De tripilici philosophia” edito nel 1653 da Battista Ferroni a Bologna, viaggiatore da Lecce a Bologna e viceversa con regalie per conoscenti e confratelli, non escludendo la statuaria sacra in cartapesta.

Published by rossiroiss, on maggio 24th, 2008 at 12:22 am. Filled under: Agenda, Enzo Rossi-RòissCommenti disabilitati

Dei Paesi Baltici partecipanti alla Biennale Architettura 2008

 

Biennale Architettura 2006

La Repubblica di Lituania non parteciperà alla Biennale Architettura n.11 (Venezia 14 settembre – 23 novembre 2008).  Parteciperanno, invece, le Repubbliche di Estonia e Lettonia. Con la sede alle Artiglierie dell’Arsenale l’Estonia: una location nobile e istituzionale dotata di pertinenze estetiche adeguate. Con la sede in Riva San Biasio 2145 la Lettonia: in  una minilocation succedanea (surrettizia, surrogante)  di 20 metriquadri (o poco più, per un progetto intitolato “Dust Room”), priva di pertinenze estetiche adeguate e fuori dalle sedi nobili della rassegna, già utilizzata come “padiglione” nel 2006 per la Biennale Architettura n.10, protagonista l’architetto Ugis Senbergs col suo “Dado” urbano.
Architetti per l’Estonia: Maarja Kask, Neeme  Kulm, Ralf Looke. Commissario/curatore: Laila Podra. Curatore: Ingrid Ruudi. Commissario aggiunto: Liivi Haamer.
Architetti per la Lettonia: Eriks Bozis, Reinis Liepins. Commissario/Curatore: Sergejs Nikiforov . Con Paivi Tirkkonen  nel ruolo di commissaria di servizio, aggiunta dall’agenzia veneziana (Arte Communications)  intermediaria per la locazione e la gestione della sede ex negozio di souvenirs “Capricci”, gestito nel Sestiere Castello da Carmine Caruso. (già postato in www.iantichi.org).

Published by rossiroiss, on maggio 10th, 2008 at 12:34 pm. Filled under: Agenda, Enzo Rossi-RòissCommenti disabilitati

DELLA BIENNALE INTERNAZIONALE

53esima della serie a Venezia nel 2009

Lettonia Biennale

La prossima Biennale Internazionale d’Arte veneziana (n. 53 della serie, giugno-novembre 2009) è stata annunciata come collina della qualità eretta dal suo Direttore, lo svedese Daniel Birnbaum (quarantacinquenne), fra la valle dell’ideologia e la valle del mercato: una esposizione che sarà concepita “unica”, ponendo al centro della sua creazione la visione dell’artista, più che del mercante, rischiando collusioni con le gerarchie determinate dagli interessi commerciali e dalla moda.
Saputo ciò, mi sono posto alcune domande.
1 – Sarà la volta buona per gli artisti che hanno la casa e l’atelier nei territori delle ex Repubbliche Sovietiche Lituania, Lettonia ed Estonia, pervenuti dopo il 1989 all’esercizio della libertà creativa non condizionata dalla ideologia e dal disagio socio-economico?
2 – Buona per essere esposti finalmente in contenitori non connotati dalla succedaneità, utilizzati (locati) come sedi espositive (Padiglioni) surroganti e una tantum soltanto in concomitanza della Biennale: ambienti chiesastici amministrati da sacerdoti cattolici scarsamente reditati, oppure locali disabitati con l’accesso in “calli morte” (cosiddette!) claustrofobiche e retrostanti.
3 – Buona per essere notati dai direttori di Musei d’Arte Contemporanea, notiziati dai critici d’arte influenti e consigliati come investimento ai collezionisti dai galleristi protagonisti delle (e nelle) grandi fiere?
Scriverò le risposte durante i mesi della Biennale 2009.
(già postato in www.iantichi.org/Diario di Enzo  Rossi-Ròiss)

Published by rossiroiss, on aprile 28th, 2008 at 9:14 am. Filled under: Agenda, Enzo Rossi-RòissCommenti disabilitati

SCONFINAMENTI ARTISTICI IN CASTEL SANT’ANGELO

AD USUM ARTIFICIALITA’ FACCENDIERA ROMANESCA
PATROCINATI DA AMBASCIATORI E ISTITUZIONI

A una mostra d’arte allestita a Roma in luogo aulico non si deve guardare in bocca, come non si deve guardare in bocca un cavallo ricevuto in dono, se l’iniziativa risulta patrocinata da alcune Istituzioni capitoline, a prescindere dal fine ultimo di chi l’ha pensata. Noi, però, ogni volta che visitiamo esposizioni dotate di patrocini che giudichiamo burocratici, le guardiamo nella bocca per accertare lo stato di salute del loro apparato dentario e identificare eventuali presenze cariogene. Particolarmente se ci risultano coinvolte in buona fede Istituzioni straniere (museali, politiche, diplomatiche) che hanno concesso il proprio patrocinio sopravvalutando ingenuamente il luccichio artificiale del progetto espositivo proposto, senza sottoporre ad alcun esame comparativo l’apparenza esibita ed enfatizzata, destinata a rivelarsi priva di plus valore esegetico, per la modestia e inadeguatezza della sapienzialità scrittoria imbonitoria al seguito.
Scriviamo ciò per segnalare le ambiguità dell’esposizione intitolata “Sconfinamenti” allestita in tre sale del Castel Sant’Angelo a Roma (8 febbraio-20 aprile 2008), con dipinti d’Autori italiani ( morti prestigiosi frammisti a carneadi) facilmente reperibili presso mercanti e amatori d’arte, farciti con dipinti di Autori lituani, lettoni e finlandesi considerati illustri e, perciò, museificati là dove hanno vissuto e dipinto.
Tale impresa organizzativa è stata compiuta dai fratelli Cristiano e Patrizio Alviti (mancato ingegnere il primo, mancato architetto il secondo), pervenuti autodidatticamente alla produzione di oggetti materiali ( dipinti, sculture, mosaici) in una bottega d’arte velleitaria e artigianale in via De Delfini 53 a Roma, appositamente concepita nel 1995, dotata di press-agent (Meet in Arte) e di editor per la redazione e produzione di cataloghi pubblicati dallo Studio Mic Art s.n.c. di C&P Alviti (www.micstudio.it).
Per quanto ci riguarda, consideriamo “Sconfinamenti” un marchingegno espositivo irrealizzabile interloquendo con addetti ai lavori della promozione artistica e della critica d’arte leader, o con rappresentanti di Istituzioni artistiche internazionali informate e sperimentate. Un marchingegno costruito e manovrato da individui usi ad affaccendarsi in Italia (come altrove) per darsi immagine estetica, credibilità artistica e blasone culturale, con artifici ed espedienti, supportati dalla critica d’arte gregaria, relazionando internazionalmente i prodotti della propria creatività velleitaria, ai prodotti della creatività di artisti cittadini di Nazioni per lungo tempo artisticamente marginalizzate da occupazioni o colonizzazioni straniere.
Alle Istituzioni statali e diplomatiche finlandesi, lituane e lettoni, per concedere il proprio patrocinio e le opere dei pittori connazionali, è bastato leggere le lettere ufficiali delle Istituzioni italiane patrocinanti indirizzate agli organizzatori, e che la location sarebbe stata il Castel Sant’Angelo a Roma, considerando consacrata (omologata) la notorietà di tutti gli Autori italiani prescelti e il prestigio della curatela. Si sono fidate, insomma!
Gli ambasciatori di Finlandia, Lituania e Lettonia e le loro Istituzioni nazionali collaboranti, non hanno guardato in bocca al caval ricevuto in dono. Non hanno pensato che l’esposizione poteva rivelarsi un insieme di opere esposte accostate e sovrapposte scriteriatamente, come nei padiglioni sovietici delle biennali veneziane brezneviane, su pannelli espositivi zigzaganti su superfici pavimentali insufficienti: stile mostra periodica collettiva del sindacato degli artisti.
Le opere degli artisti lituani, lettoni e finlandesi, così, ancora una volta sono state esposte in una mostra collettiva senza gloria e senza infamia, che non ha suscitato alcun interesse critico, né una eco massemediatica degna di nota: ragion per cui non hanno prodotto alcun arricchimento bibliografico costituito da letteratura critica meritevole di essere citata tra virgolette nel CV di ognuno.
Il “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, riscritto “dimmi con chi hai esposto e ti dirò quanto vali come artista”, svantaggerà nella considerazione della critica italiana leader, gli artisti stranieri autori delle opere presenti nell’esposizione intitolata “Sconfinamenti”.
A futura memoria, però, meritano di essere elencati qui di seguito.
LITUANIA: Vilmantas Markincevicius, Vitautas Tomasevicius, Audrius Grazys, Alexsandras Vozbinas, Linas Landzbergis.
LETTONIA: Janis Tidemanis, Janis Liepins, Romans Suta, Eduards Kalnins, Boriss Berrzins, Janis Pauluks, Girts Muiznieks, Andris Vitolins.
FINLANDIA: Lauri Laine, Antero Kahila, Kuuti Lavonen, Hannu Palosuo, Tamara Piilola, Petri Hytonen, Marika Kaarna, Heikki Marila, Tuomo Rosenlund, Harri Syrjanen, Janna Syvanoja, Jaakko Vasko, Irina Schuvaloff.
Conclusa l’esposizione, si potrà scrivere che l’ingresso è stato libero soltanto per chi ha pagato il tiket (7 euro) che ha consentito (come continuerà a consentire) l’ingresso e la visita di tutto il Castel Sant’Angelo.

Published by rossiroiss, on marzo 13th, 2008 at 9:02 pm. Filled under: Agenda, Diario, Enzo Rossi-RòissCommenti disabilitati

DI UN FALO’ PLEBEO SANTANTONIANO SALENTINO

ASPIRANTE AL RICONOSCIMENTO UNESCO NOBILITANTE

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All’UNESCO sarà chiesto di riconoscere come “…bene immateriale intangibile, patrimonio dell’umanità”, il grande falò nomato “Focara” ( www.focara.it ) che a Novoli di Lecce costruiscono ogni anno per essere acceso il 16 gennaio festeggiando Sant’Antonio Abate patrono del luogo. A prescindere dal giudizio di Giovanni Pellegrino, Presidente della Provincia leccese, per il quale la promozione e nobilitazione del manufatto novolese è da considerarsi operazione di marketing territoriale, marginalmente sponsorizzabile, poichè (comunque) la cultura salentina e la sua programmazione e diffusione sono altra cosa.
Riusciranno a compiere tale impresa coloro che l’hanno concepita?
Chi vivrà saprà e vedrà, è la mia risposta.
Un primo supporto cartaceo, intanto, è stato realizzato da alcune Istituzioni comunali, editando un quaderno con punti metallici di 64 pagine formato 24×14 cm. (annunciato e distribuito gratuitamente come “book”), contenente testi estemporanei di 39 autori eterogenei e velleitari d’ambo i sessi. Ha per titolo Sant’Antonio Abate e la Focara – I giorni del Fuoco. Documenterà a futura memoria una fiera delle vanità scrittorie autoreferenziali massmediatizzata per dare visibilità letteraria ad alcuni “noti a se stessi”: gratificata dalla compiacenza dei compaesani in sintonia, esponenti di una microcomunità territoriale bisognosa di cultura identitaria per certificarsi attiva e farsi censire “esistente”.

Published by rossiroiss, on gennaio 18th, 2008 at 5:27 pm. Filled under: Agenda, Enzo Rossi-RòissCommenti disabilitati

Auguri!

Microsoft Word - 2008.doc

Published by rossiroiss, on dicembre 24th, 2007 at 6:22 am. Filled under: Agenda, Enzo Rossi-RòissCommenti disabilitati